DARIO FO

AVEVA DUE PISTOLE CON GLI OCCHI BIANCHI E NERI



regia Meng Jinghui
con Zhang Yicheng, Luo Huan, Yang Zuofu, Sun Yucheng, Liu Shuang, Li Zhihao, Zhang Gongchang, Lv Jing, Guo Bingkun, Cao Shang, Zhang Yaqian
produzione Meng Theatre Studio 

traduzione italiana a cura di Stefania Stafutti
sopratitoli in italiano a cura di Prescott Studio, Firenze




Lui aveva due pistole
Con gli occhi bianchi e neri
Aveva le basette lunghe in stile spagnolo
Con gli occhi bianchi e neri
Si metteva le mani nelle tasche del cappotto
Con una pistola in ciascun mano
Spari, spari, proprio sul centro della faccia
Anno dopo anno
Stiamo ancora sparando

Dario Fo è stato uno dei più grandi drammaturghi contemporanei e i suoi lavori teatrali vengono rappresentati in tutto il mondo. Al centro delle sue opere c’è la vita, con particolare attenzione a quella della gente comune. Le questioni universali dell’esistenza, nei suoi testi, si traducono nella critica contro gli abusi sociali e nella volontà di proteggere la dignità di chi ne è vittima, ogni sua parola è un invito a riflettere, ad andare oltre. Fra i suoi lavori più conosciuti vi sono Morte accidentale di un anarchico, Aveva due pistole con gli occhi bianchi e neri, Chi ruba un piede è fortunato in amore, Quasi per caso una donna: Elisabetta, Mistero buffo. Meng Jinghui, il più innovativo e celebrato regista teatrale cinese, gli rende omaggio, mettendo in scena, per la prima volta in Italia, in lingua cinese, il suo testo Aveva due pistole con gli occhi bianchi e neri. La straordinaria creatività e lo stile artistico eclettico di Meng sono diventati un autentico fenomeno culturale. Il suo teatro ben si adatta ad interpretare lo spirito della commedia di Dario Fo che nel 1997 fu insignito del Premio Nobel per la letteratura "perché, seguendo la tradizione dei giullari medievali, dileggia il potere restituendo la dignità agli oppressi". Entrambi sembrano esprimere la loro profonda afflizione per le sorti dell’umanità e del mondo con simile attitudine ribelle e serietà irriverente. Rispetto al testo originale di Fo, Meng introduce nuovi elementi surreali. Nella sua visione, in una società governata dalla mafia, la vita di una persona ordinaria può essere facilmente distrutta. Ogni battaglia intrapresa equivale a un tentativo di suicidio. Il mondo diventa un manicomio, dove non esiste alternativa alla pazzia o alla morte.


Il 13 ottobre 2016, nel giorno in cui Dario Fo moriva, Meng Jinghui presentava al Theatre Festival di Wuzhen, Cina, il suo adattamento di Aveva due pistole con gli occhi bianchi neri e chiudeva la spettacolo salendo sul palcoscenico e pizzicando alla chitarra una canzone dedicata al Maestro.
In qualche rarissimo istante, la vita ci regala delle alchimie perfette: quella sera fu così. Le differenze di cultura, le storie personali, la censura, la morte si annullarono in un attimo in cui, nel silenzio, tutti parlavano la stessa lingua, prima che la platea si sciogliesse in un applauso fragoroso e commosso.
Lo spettacolo era ancora poco noto in Cina: Meng lo aveva messo in scena da meno di un anno a Pechino, al Fengchao, l´Alveare, il suo proprio teatro nel quartiere della Ambasciate, oggi una delle zone della movida della capitale, ma non una zona di teatri, quando Meng lo rilevò.
La attrazione di questo regista per Dario Fo ha radici antiche: il 28 ottobre 1998, metteva in scena per la prima volta in Cina Morte accidentale di un anarchico: la sua versione, ampiamente rivista, partiva da una fedele traduzione di un grande italianista, Lü Tongliu, per poi allontanarsene significativamente. Lo spettacolo fu portato in tournèe anche in Europa e in Italia, suscitando reazioni diverse.
Qualcuno ebbe a dire con qualche fastidio che "era stato sciacquato nelle acque dello Yangze"  (Polveroni, 2000). Questo accade in parte anche in Aveva due pistole...: non è Dario Fo, eppure è Dario Fo. In alcuni passaggi il testo è così fedele che, nella sottotitolatura presentata a Spoleto, si è scelto di mantenere i passi originali, ma poi alcune parti cambiano, si abbreviano, scompaiono o assumono peso e sfumature affatto nuove. Tuttavia, Meng ha pienamente sposato il gusto di Fo. Rovescia la realtà, i valori, le cause con gli effetti, scambia i morti coi vivi, i vivi coi morti, i matti coi sani (ma quali sani?) , i "falsi" coi "veri" (ma quali veri?): e lo fa con grande e partecipe divertimento, ma pure con uno sguardo acuto e lontano. Alcuni personaggi cambiano, altri cadono, perchè l’avanguardismo di Meng si va sempre più sposando col desiderio di non rivolgersi a un pubblico di intellettuali qualche volta, anche in Cina, un poco spocchiosi. E non è un caso che i suoi spettacoli, amatissimi dal pubblico giovane ma non solo, abbiano sempre luogo in un clima che si avvicina alla festa.
Questo perchè se nel sangue di Fo scorrevano gli echi della commedia dell’arte, in quello di Meng si mescola il grande gusto per i travestimenti propri della letteratura e del teatro tradizionali cinesi, colti e no, insieme con il piacere per il "maraviglioso", per l’improbabile che si fa probabile e reale e che anche in passato si utilizzava talvolta in Cina per dire quello che...la buona creanza (?) consigliava di non dire. Nel contempo, Meng come Fo gioca con la lingua, con le allusioni, con le rime e con la musica. Irresistibili i tre quesiti intessuti di coprolalia che il Biondo pone al Commissario: irresistibili, insensati ma ammiccanti a quel fondo contadino che per fortuna alberga come memoria genetica per ora incancellata nel DNA dei cinesi come forse nel nostro.  Irresistibili le canzoni, che partono dal testo di Fo e poi camminano sole, eppure in sua compagnia. 
Meng, qui come altrove, usa consapevolmente uno stratagemma comune a molti intellettuali cinesi fin dagli anni Ottanta: fare dire ad altri, attraverso le traduzioni, quello che non e’ il caso di dire direttamente. Se in un teatro cinese un attore si scatena in una filippica che difende i ladri, poichè grazie a loro trovano lavoro poliziotti, assicuratori e giornalisti di cronaca nera, e finisce dichiarando solennemente che il primo articolo della Costituzione dovrebbe recitare: "Il nostro è uno Stato fondato sul furto" ,   nessuno spettatore rimane indifferente, ma  nessuno pensa piu’ di tanto a Dario Fo.... 
In modo straordinariamente accorto e intelligente Meng Jinghui viene a patti con la cultura, la società, e anche coi limiti che la Cina gli impone, ma riesce così a svolgere una funzione intellettuale di primaria importanza e di grande onestà. Sua è la creazione del Beijing Youth Theatre Festival del 2008, poi Beijing FRINGE Festival, certamente uno dei palcoscenici più interessanti e vivaci per giovani talenti non solo dell’Asia ma oggi del mondo intero. Sua una straordinaria scuola di giovani attori dall’indubitabile talento. Sua - insieme con Chen Xianghong, Huang Lei, Stan Lai - la creazione del Wuzhen Theatre Festival, in un borgo straordinario che Meng ha certamente contribuito a sottrarre alla cementificazione selvaggia. I successi commerciali che alcuni vorrebbero fare valere come capi di accusa a suo carico si trasformano spesso in liquidita’  da investire in operazioni coraggiose e di altissimo profilo culturale.
Le sue riletture di successo di opere occidentali sono molteplici: tra le ultime, un interessante Bonjour Tristesse di F. Sagan, portato in scena nel 2017 al NCPA , National Centre for Performing Arts di Pechino, oggi certamente la istituzione per le arti da palcoscenico piu’ importanti dell’Asia.
Quindi, gentile pubblico, lasciatevi portare in volo nel "no smoking-theatre flight", consapevoli che, una volta entrati, dovrete rimanere, poiche’ "non sono previste uscite sopra, sotto o di fianco alle poltrone". E’ richiesto a ogni spettatore di fare attenzione, i personaggi sgusciano via sfuggenti, senza farsi afferrare fino in fondo, come talvolta accade, forse, nella vita: "Tu lo prendi per geniale, ma e’ piu’ scemo di un pitale..." 
Buono spettacolo.
Stefania Stafutti, Universita’ di Torino


MENG JINGHUI | Direttore artistico del Fringe Festival e del Bee Hive Theatre di Pechino, oltre che co-fondatore del WuzhenTheatre Festival, grazie al suo umorismo incisivo e allo stile critico, Meng è diventato un punto di riferimento per la produzione teatrale contemporanea portando nuova vitalità sulla scena cinese. Fra le sue opere più rappresentative, Mermaid in the Backwater, The Maids, The Conquest of Happiness, Brief einerUnbekannten, To Live, Guns Lies and Roses, Naughty Kid’s Carnival, Hitler’s Belly, Romeo and Juliet, Two Dogs, Metamorphosis of a Butterfly, Soft, Amber, The Murder of Hanging Garden, Love is Colder than Death, An Exotic Encounter, The Bedbug, Rhinoceros in Love, CienAņos de Soledad. Meng è conosciuto negli ambienti teatrali di tutto il mondo e i suoi lavori vengono rappresentati in molti festival artistici internazionali. Fra i suoi scritti, MengJinghui’s Avant-garde Drama e New Drama Archive.

ZHANG YICHENG | Giovane e talentuoso attore d’avanguardia della scena contemporanea internazionale, veste i panni di Giovanni, protagonista della pièce di Dario Fo, nell’interpretazione registica di Meng. È un vero professionista dell’estetica di Meng Jinghui, avendo recitato per il Meng Theatre Studio, negli ultimi otto anni, in circa dieci pièce teatrali per oltre 1500 aperture di sipario. Spettacoli che lo hanno visto protagonista di tournée in Germania, Francia, Svizzera, Australia e che sono stati rappresentati in importanti festival quali l’Adelaide Arts Festival, il Festival d’Avignon e il Wuzhen Theatre Festival. Che stia interpretando il capo in The Murder of Hanging Garden, Boshekanikov in Guns, Lies, and Roses, Romeo in Romeo e Giulietta, lo sceriffo in Morte accidentale di un anarchico, trasmette ogni volta nuova vita in qualsiasi ruolo con il suo peculiare stile attoriale, in grado di modificare nello spettatore l’idea di recitazione più comune e radicata. Zhang riesce a stupire il pubblico di tutto il mondo con le sue interpretazioni in cui esprime senza limiti le sue capacità. 

MENG THEATRE STUDIO | Nasce nel 1997, fondandosi sui principi creativi di diversità e avanguardia. Le sue numerose creazioni di teatro contemporaneo hanno avuto grande influenza sulle tendenze culturali e artistiche cinesi. Tra le 28 opere in repertorio, spicca Rhinoceros in Love andato in scena 1500 volte, e considerato una "Contemporary Love Bible". Le opere del Meng Theatre Studio sono state rappresentate in tutto il mondo: Rhinoceros in Love è stato invitato all’Adelaide Arts Festival, al Brisbane OZ Arts Festival, al Melbourne Arts Festival; The Flower in the Mirror & the Moon in the Water al Cervantes Arts Festival in Messico e al Theater Treffen di Berlino, in Germania; Three Oranges’ Love al Festival d’Avignon in Francia; Don Quixote de la Mancha al Almagro Theatre Fesitval in Spagna; Two dogs al Lincoln Center negli USA e all’Edinburgh International Festival; To Live al Deutsches Theater di Berlino. Lo Studio ospita inoltre letture, mostre, laboratori; co-ospita l’International Youth Theatre Festival di Pechino, con l’intento di sostenere giovani artisti di talento e presentare il meglio dell’arte e della creatività contemporanea cinese al mondo intero.


Teatro Nuovo Gian Carlo Menotti
07 LUGLIO 19:00
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08 LUGLIO 21:30
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09 LUGLIO 21:30
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BIGLIETTI
platea I settore €48,00
platea II settore €42,00
palchi platea e I ordine centrali €38,00
palchi platea e I ordine laterali €30,00
palchi II e III ordine centrali €30,00
palchi II e III ordine laterali €22,00
loggione €15,00

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