NEWS FESTIVAL DI SPOLETO 60 ANTICIPAZIONI

Giorgio Ferrara ha annunciato alcuni degli spettacoli che faranno parte del cartellone della 60a edizione del Festival di Spoleto.
27/03/2017
FESTIVAL DI SPOLETO 60
ANTICIPAZIONI
TEATRO NUOVO 30 giugno, 2 luglio
DON GIOVANNI 
dramma giocoso in due atti
libretto di Lorenzo Da Ponte
musica di Wolfgang Amadeus Mozart
direttore James Conlon
regia Giorgio Ferrara
scenografia Dante Ferretti, Francesca Lo Schiavo
Orchestra Giovanile Luigi Cherubini

La 60a edizione del Festival di Spoleto inaugura con il Don Giovanni di Mozart che va così a concludere il progetto artistico triennale della trilogia di Mozart/Da Ponte, realizzato grazie alla collaborazione con il Ravenna Festival, l’Orchestra Giovanile Luigi Cherubini e il Teatro Coccia di Novara. 
Don Giovanni - ossia Il dissoluto punito è la seconda delle tre opere italiane che il compositore austriaco scrisse su libretto di Lorenzo Da Ponte, il quale attinse a numerose fonti letterarie dell’epoca. Essa precede Così fan Tutte e segue Le nozze di Figaro e venne composta tra il marzo e l’ottobre del 1787, quando Mozart aveva 31 anni. Questo "dramma giocoso in due atti", nel quale  Mozart ha coniugato in modo sublime drammaticità e comicità, musica e parola, realismo e invenzione, andò in scena per la prima volta al Teatro nazionale di Praga nell’autunno del 1787, dove fu "accolto con il più vivo entusiasmo" (come scrisse lo stesso Mozart all’amico von Jacquin) e da allora godette del privilegio di una vita scenica praticamente ininterrotta, essendo considerato durante tutto l’Ottocento l’opera per antonomasia e rappresentando di fatto una tappa obbligata nel repertorio dei più grandi interpreti e direttori del Novecento.


PIAZZA DUOMO 16 luglio
CONCERTO FINALE 
direttore Riccardo Muti
Orchestra Giovanile Luigi Cherubini 
Il programma musicale è in via di definizione.

Sarà Riccardo Muti a dirigere il Concerto Finale della 60a edizione del Festival. Dirigerà la sua amata Orchestra Giovanile Luigi Cherubini da lui stesso fondata nel 2004. Un’orchestra che ha assunto il nome di uno dei massimi compositori italiani di tutti i tempi attivo in ambito europeo per sottolineare, insieme ad una forte identità nazionale, la propria inclinazione ad una visione europea della musica e della cultura. L’Orchestra, che si pone come strumento privilegiato di congiunzione tra il mondo accademico e l’attività professionale, ha sede a Piacenza e a Ravenna ed è formata da giovani strumentisti, tutti sotto i trent’anni e provenienti da ogni regione italiana, selezionati attraverso centinaia di audizioni da una commissione presieduta dallo stesso Muti. Secondo uno spirito che imprime all’orchestra la dinamicità di un continuo rinnovamento, i musicisti restano in orchestra per un solo triennio. In questi anni l’Orchestra, sotto la direzione di Riccardo Muti, si è cimentata con un repertorio che spazia dal barocco al Novecento alternando ai concerti in moltissime città italiane importanti tournée in Europa e nel mondo. 


PIAZZA DUOMO 2 luglio
REQUIEM 
STRINGERANNO NEI PUGNI UNA COMETA 
per Soli, Coro e Orchestra 

Organico
Voce recitante
Mezzo soprano
Bandoneon
Coro
Orchestra (2.2.2.2., 4.2.2.1., 2 percussionisti, arpa, archi - minimo 8.6.4.4.2.)

Il Festival di Spoleto 2017 vuole ripartire con un momento di riflessione e raccoglimento dedicando una serata al terremoto che ha colpito il centro Italia, soffocando centinaia di storie.
Per l’occasione ha commissionato a Silvia Colasanti la scrittura di un Requiem, per Soli, Coro e Orchestra.
In questa nuova opera, i testi latini della Messa da Requiem saranno interpolati con dei nuovi testi, scritti per l’occasione dalla poetessa Mariangela Gualtieri. Un compianto, un lamento per evocare le ferite lasciate dal terremoto, ma anche un canto di speranza e di ringraziamento. Una ribellione all’idea lugubre della Morte, e all’immagine di un Dio adirato, giudice, autoritario e punitivo. 
Il lavoro avrà una struttura oratoriale, con diversi Personaggi: una cantante/Cuore ridotto in cenere, una voce recitante/La dubitante, il Coro di chi non dubita, il Bandoneon/Respiro della terra. La cantante e la recitante - qui la poetessa stessa - andranno ad interagire con Coro e Orchestra, o a disegnare dei momenti intimi e lirici, che si alterneranno a situazioni corali e magmatiche, e nel finale, sarà un bandoneon solista a personificare un desiderio di rinascita, che parte dalle cose più piccole e semplici.


TEATRO NUOVO 7, 8, 9 luglio
AVEVA DUE PISTOLE CON GLI OCCHI BIANCHI E NERI 
tratto dall’omonima commedia di Dario Fo
regia Meng Jinghui
scene Zhang Wu
luci Wang Qi
musiche Hua Shan
con artisti del Meng Jinghui Theatre Studio

Come annunciato in occasione della prima sessione del Forum Culturale Italia-Cina, al quale il Festival ha preso parte lo scorso febbraio insieme ad alcune fra le più prestigiose Istituzioni artistiche italiane, verrà presentato in calendario uno spettacolo in lingua cinese tratto dalla commedia Aveva due pistole con gli occhi bianchi e neri che Dario Fo scrisse nel 1960. Con la regia del più innovativo e celebrato regista teatrale cinese, Meng Jinghui, questa prima messa in scena in Italia del testo di Dario Fo, in cinese, sarà un omaggio al nostro grande autore e premio Nobel per la letteratura, oltre che un segnale evidente del reciproco interesse in ambito culturale che sta crescendo fra Italia e Cina.
Meng è attualmente direttore del Teatro Nazionale della Cina, direttore artistico del Fringe Festival di Pechino e del Feng Chao Theatre di Pechino, oltre che co-fondatore del Wuzhen Theatre Festival. Grazie al suo umorismo incisivo e allo stile critico, Meng è diventato un punto di riferimento per la produzione teatrale contemporanea portando nuova vitalità sulla scena cinese. La sua straordinaria creatività e il suo stile artistico eclettico sono diventati un autentico fenomeno culturale.
Il suo teatro ben si adatta ad interpretare lo spirito della commedia di Dario Fo che fu insignito del premio Nobel "perché, seguendo la tradizione dei giullari medievali, fustiga il potere e riabilita la dignità degli umiliati". Entrambi sembrano esprimere la loro profonda afflizione per le sorti dell’umanità e del mondo con simile attitudine ribelle e serietà irriverente. 
La commedia di Fo si rifà a un caso di cronaca ed è ambientata tra la fine della prima guerra mondiale e l’avvento del fascismo. Si tratta di una sorta di gangster-story, una commedia nera legata allo schema dello scambio di identità tra due figure opposte, tipizzate all’estremo, il prete colto da amnesia e il gangster sosia che vuole approfittarne. Rispetto all’originale, Meng introduce nuovi e surreali elementi. Nella sua visione, in una società governata dalla mafia, la vita di una persona ordinaria può essere facilmente distrutta. Ogni battaglia intrapresa equivale a un tentativo di suicidio. Il mondo diventa un manicomio, dove non esiste alternativa alla pazzia o alla morte. 

Meng ha già messo in scena con successo una commedia teatrale di Dario Fo per la prima volta a Pechino nel 1998, Morte accidentale di un anarchico, adattandola alla realtà cinese.


TEATRO CAIO MELISSO 6, 7, 8, 9, 11, 12, 13 luglio
LA SCORTECATA 
liberamente tratto da Lo cunto de li cunti di Giambattista Basile
testo e regia Emma Dante
con Carmine Maringola, Salvatore D’Onofrio
elementi scenici e costumi Emma Dante

Commissionato dal Festival di Spoleto, una rivisitazione della nota favola del 600.
Lo cunto de li cunti overo lo trattenimiento de peccerille, noto anche col titolo di Pentamerone (cinque giornate), è una raccolta di cinquanta fiabe raccontate in cinque giornate. Prendendo spunto dalle fiabe popolari, Giambattista Basile crea un mondo affascinante e sofisticato partendo dal basso. Il dialetto napoletano dei suoi personaggi, nutrito di espressioni gergali, proverbi e invettive popolari, produce modi e forme espressamente teatrali tra lazzi della commedia dell’arte e dialoghi shakespeariani.
La scortecata è lo trattenimiento decemo de la iornata primma e narra la storia di un re che s’innamora della voce di una vecchia, la quale vive in una catapecchia insieme alla sorella più vecchia di lei. Il re, gabbato dal dito che la vecchia gli mostra dal buco della serratura, la invita a dormire con lui. Ma dopo l’amplesso, accorgendosi di essere stato ingannato, la butta giù dalla finestra. La vecchia non muore ma resta appesa a un albero. Da lì passa una fata che le fa un incantesimo e diventata una bellissima giovane, il re se la prende per moglie. 
In una scena vuota, due uomini, a cui sono affidati i ruoli femminili come nella tradizione del teatro settecentesco, drammatizzano la fiaba incarnando le due vecchie e il re. Basteranno due seggiulelle per fare il vascio, una porta per fare entra ed esci dalla catapecchia e una finestra per piglià ’nu poco d’aria. 
La lingua di Basile si presta alla musicalità e il racconto sarà incentrato sul ritmo, come una partitura metrica, cercando di dare verità alle battute senza rinunciare ai ghirigori barocchi della scrittura. 
Le due vecchie, sole e brutte, per far passare il tempo nella loro misera vita inscenano la favola con umorismo e volgarità,  e quando alla fine arriva il fatidico: "e vissero felici e contenti..." la più giovane, novantenne,  per non uscire dal sogno e restare davvero una bella giovanella si fa scorticare dalla sorella e muore.

La morale: il maledetto vizio delle femmine di apparire belle le riduce a tali eccessi che, per indorare la cornice della fronte, guastano il quadro della faccia; per sbiancare le pellecchie della carne rovinano le ossa dei denti e per dare luce alle membra coprono d’ombre la vista. Ma, se merita biasimo una fanciulla che troppo vana si da a queste civetterie, quanto è più degna di castigo una vecchia che, volendo competere con le figliole, si causa l’allucco della gente e la rovina di sé stessa.